Quando aprivi la porta e aprivi le braccia, il tuo amore mi entrava abbracciandomi l'anima, il mio amore scintillava di gioia abbracciando la tua anima.
Parlavi spesso di quando tu e mia madre eravate bambine, mi sentivo nei vostri passi, nei pensieri e nei sogni che fanno parlare oggi ancora con la stessa voce.
Mi sembrava di ricevere da te, nell'aria luminosa, la chiave piccina e preziosa per entrare nell'infanzia della donna che mi ha partorita. Come fermare la dolcezza, la febbre - meraviglia - d'una mareggiata? Diventavo bambina molte volte: dalla mia infanzia entravo nella vostra. Tu seduta e io accanto, non t'accorgevi della luce bellissima che l'amore di cui sei fatta spandeva intorno mentre parlavi e ricordavi, non ti accorgevi di quanto mi sembrasse opaco e inutile il chiarore del lampadario sul tavolo. La morte non ha preso il tuo balcone pulitissimo da dove arrivando quasi ti chiamavo, e tu rispondevi raddoppiando i miei passi ancor prima di vedere che ero già lì.
Adesso che sto provando il dolore, dal pianto il tuo volto quieto affiora, nel sorriso mi conforta, sento il tuo amore abbracciare la mia anima, vedo la mia anima scintillare di gioia in quell'abbraccio. Il dolore si scioglie, tento la parola, e quel che resta è impronta delle cose che restano.
Lecce, 10 settembre 2004
|